"La SAPIENZA nella vita dell'uomo è guida all'IMMORTALITA' per chi la segue....perchè la SAPIENZA si rivela mediante gli stessi Elementi Naturali..."

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Sabato 21 Aprile 2018

Il culto dell' Haoma

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Di Ezio Albrile

Nel mondo antico si trova un numero non indifferente di ritualità legate ad una percezione non convenzionale e visionaria della realtà. Tra queste un posto di rilievo è tenuto dal culto iranico dell’haoma, noto nella letteratura del mazdeismo zoroastriano 1. L’haoma (medio-persiano hŸm) – il cui corrispondente indico è il soma, materia del sacrificio vedico – non è solo una pianta misteriosa dalle virtù palingenetiche, ma anche una divinità, uno yazata celeste al quale è dedicato l’omonimo Yast. Nel tempo molti studiosi o semplici appassionati hanno identificato la mitica pianta con svariati tipi di piante psicoattive e non 2, tra cui l’Amanita muscaria e il Peganum harmala, oggetto di due famosi e discussi libri 3. L’haoma nel quadro cosmologico mazdeo è il cibo escatologico preparato dall’ultimo «Redentore futuro» 4, l’ultimo Saosyant (medio-persiano Sōsyans), la libagione perenne che fa risorgere i morti e rende immortali i viventi 5. Considerare Dio come un medico e la sua azione taumaturgica come una medicina è un’idea arcaica che attraversa tutto il Vicino Oriente Antico: basti pensare agli pseudoepigrafi attribuiti a Zoroastro 6, dai quali deriva gran parte della farmacopea ellenistica 7, oppure alla descrizione dei Magi mazdei come "farmakeuetai". Da siffatta temperie culturale proviene l’idea del Salvatore-medico 8, donde la definizione di pharmacum vitae per indicare Cristo quale datore di vita nell’Eucarestia 9. L’esperienza estatica della luce è un tratto che l’insegnamento zoroastriano condivide col retaggio indo-iranico di un cosiddetto «misticismo ario», fondato sui rapporti tra luce, conoscenza e sul vincolo che unisce la luce alla tenebra, manifestato a non-manifestato, atto a virtualità, percepiti in polarità opposte 10.

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Gli Esseni e i rotoli di Qumran

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Autore: Andrea Veronese

 Sul significato del nome Esseni sono state fatte numerose supposizioni. Alcuni sostengono che la forma latina derivasse dall’ebraico “hasidim” (che significa pii), altri che il nome derivasse dall’aramaico “asya” (che significa medico).

Nel 1947, all’interno delle grotte situate nella zona di Qumran, nei pressi del Mar Morto, vennero ritrovati dei rotoli che contenevano documenti manoscritti. Buona parte di questi documenti è già stata pubblicata ed è entrata a far parte dei “Vangeli apocrifi” o “gnostici”. Sebbene nei rotoli ritrovati non compaia il nome Esseni, i primi studiosi che ebbero la possibilità di tradurli si convinsero che questi documenti fossero stati redatti proprio da tale comunità, già nota da secoli attraverso gli scritti degli antichi autori, tra cui Filone Alessandrino, filosofo giudaico, e Giuseppe Flavio. Anche Plinio il Vecchio, vissuto nel I secolo d.C., autore di un’opera di storia naturale in lingua latina, parla della presenza di una comunità essena. Nelle fonti greche essi vengono citati come Essaioi o Essenoi. Tuttavia, anche se i rotoli trovati contengono opere che sicuramente sono riconducibili agli Esseni, ve ne sono altri che non sono integralmente riferibili a tale comunità. Gli Esseni probabilmente studiavano a fondo la Bibbia per ritrovare il loro ruolo nella storia, e proprio per questo motivo composero delle opere di esegesi biblica. Si stanziarono nella zona di Ein Gedi nel Mar Morto, e fondarono la loro comunità. Probabilmente i rotoli furono riposti nelle grotte per essere protetti e per far sì che sopravvivessero intatti, nella speranza che non cadessero in mani sbagliate.

 

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L’enigma della prima materia

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Cabala, Speculum Artis et Naturae, prima tavola, L’aquila e il leone, il volatile e il fisso, la prima e l’ultima materia

La Pietra Filosofale è quello spirito condensato, concentrato e coagulato nella più pura, più resistente e più perfetta delle materie terrestri. Ad essa infatti è richiesto il compito di rincrudare i metalli, ovvero riportarli al loro stato primitivo e rianimarli, riconferendogli la natura del primitivo agente vitale che li ha prodotti. Questo vuol dire il simbolo del leone alato: il geroglifico del principio fisso e coagulante chiamato comunemente Zolfo è provvisto di ali per significare che il solvente primitivo, decomponendo e rincrudendo il metallo, procura allo Zolfo una qualità volatile senza la quale la sua combinazione col Mercurio sarebbe impossibile. L’operazione è stata descritta nella forma del combattimento dell’aquila e del leone, del volatile e del fisso, del drago attero del drago alato.

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Corpus hermeticum

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Le radici del pensiero esoterico e della Tradizione antica si dipartono da una remota fonte sapienziale appartenente al misterioso universo dell’Ermetismo Operativo. L’insegnamento attivo-pratico che sottende alla scienza sacra e divina si perde nella notte dei tempi. Allo scopo di comprendere a fondo la struttura di base che presiede alla Filosofia Ermetica, è necessario risalire alle origini di tale dottrina occulta dalle valenze simboliche e operative. Tra i documenti maggiormente salienti dobbiamo annoverare il celebre Corpus Hermeticum, una raccolta di scritti filosofico-religiosi riconducibili all’epoca tardo-ellenistica e attribuiti a Ermete Trismegisto, il Tre volte Grande. Questa figura, identificabile anche con il Mercurio dei latini, è in perfetta osmosi con il dio egizio Thoth, il Dio che dispensa agli uomini la scrittura. Le caratteristiche principali dei testi menzionati riassumono in sé una dottrina esoterica dai contorni misterici, nella quale si manifesta una divina rivelazione dispensata agli umani dallo stesso Ermete, non attraverso una dimostrazione di ordine razionale o per mezzo di deduzioni logiche, bensì mediante una sorta di Iniziazione Misterica, come da poco spiegato.

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Alchimia

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Che cosa è l'alchimia
?

Vi sono centinaia di testi ermetici e decine di studi su questo affascinante tema. Ma in essi si esamina per lo più la storia, più raramente la fraseologia. Difficilmente si può trovare qualche indicazione su ciò che vogliono veramente dire i testi ermetici, e soprattutto su come si fa un'effettiva operazione ermetica.

Il linguaggio con il quale è trasmessa la conoscenza alchemica, essendo allusivo, analogico, coprente, è di un'estrema difficoltà, quando non se ne possiede la chiave. Ogni alchimista usa infiniti sinonimi per indicare la stessa cosa e leggere un testo ermetico significa perdersi in un Mare Magnum.

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Le scienze antiche

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In questa Sezione tratteggeremo l’ipotesi di un’origine della cultura umana alquanto diversa da quella più comunemente diffusa, per richiamare l’attenzione sullo speciale valore delle Scienze Introspettive, intese come il lascito culturale di civiltà estremamente progredite; desideriamo parlare di argomenti più conosciuti e storicamente comprovati, relativi al progresso umano; le discipline per l’indagine interiore sono apparse in aree geografiche distanti dall’attuale Occidente molto prima che in Europa e le popolazioni che le hanno custodite hanno largamente contribuito alla loro preservazione e trasmissione secolare. Se noi volessimo partire per un viaggio affascinante e impegnativo, in località sconosciute e impervie, non ci accontenteremmo di una qualsiasi guida con poca esperienza, ma cercheremmo il meglio, allo scopo di procedere in sicurezza e poter godere delle competenze date dalla certa conoscenza di chi ci conduce. Certamente, per quanto concerne la ricerca introspettiva, l’Occidente vanta meno esperienza dell’Oriente. Alcune aree geografiche hanno visto nascere e svilupparsi conoscenze straordinarie e misteriose. Per indicare queste zone, usiamo genericamente il termine di Oriente (comprendendo anche il Medio Oriente e la parte Nord Est dell’Africa). Anche l’Europa orientale e il Nord Europa hanno testimoniato una grande sapienza, come pure l’intero bacino del Mediterraneo (Italia inclusa), ma solo in epoche successive.

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La Danza di Shiva, il Libro dei Mutamenti e la Meccanica Quantistica

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«In un pomeriggio di fine estate, seduto in riva all’oceano, osservavo il moto delle onde e sentivo il ritmo del mio respiro, quando all’improvviso ebbi la consapevolezza che tutto intorno a me prendeva parte a una gigantesca danza cosmica… ”vidi” scendere dallo spazio esterno cascate di energia, nelle quali si creavano e distruggevano particelle con ritmi pulsanti, “vidi” gli atomi degli elementi e quelli del mio corpo partecipare a questa danza cosmica di energia, percepii il suo ritmo e ne “sentii” la musica, e in quel momento “seppi” che questa era la danza di Shiva, il Dio dei Danzatori adorato dagli indù.»

Così si esprime lo scienziato statunitense, Fritjof Capra, un fisico specializzato nel campo delle alte energie, nella prefazione al suo libro Il Tao della fisica. Capra è stato forse il primo a mettere in luce gli svariati punti di contatto tra la concezione taoista del cosmo e i principi fondanti dell’attuale fisica subnucleare, ovvero quell’insieme di teorie scientifiche sviluppatesi in opposizione alla fisica classica newtoniana. I due temi fondamentali di questa concezione moderna della fisica sono l’unità, l’interdipendenza di tutti i fenomeni e la struttura intrinsecamente dinamica dell’universo. Anche l’antica concezione orientale del mondo, cui Capra fa riferimento, era essenzialmente unitaria e dinamica, e i principi di mutamento/movimento ne costituivano il tratto essenziale. Shiva è anche chiamato Nataraja, il «Signore della Danza», la cui danza cosmica, detta Tandava, è ciò tramite cui l'universo viene manifestato, preservato e infine riassorbito.

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La magia del 7

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Il prodigio dei numeri... un argomento che mi ha sempre affascinato. I numeri governano, senza neppure rendercene conto, ogni aspetto della nostra vita... “tutto è un numero” affermavano i Pitagorici! Galileo diceva, inoltre, che l’universo è “scritto con il linguaggio dei numeri”. Il linguaggio dei numeri, infatti, si fa leggere e capire da noi in modo più preciso e non controverso... le osservazioni quantitative della realtà sono più precise, meno soggettive, e quindi più oggettive di quelle qualitative! Uno dei numeri che più mi affascina è il 7... fin dall'antichità, considerato un numero magico e misterioso. Gran parte delle proprietà attribuitegli risalgono all'astrologia babilonese che per prima aveva riconosciuto 7 pianeti ed aveva diviso il mese lunare in cicli di 7 giorni. Il 7 venne quindi considerato sacro proprio perché allora rappresentava il cosmo e la sua perfezione. Tutte le civiltà antiche hanno sviluppato un sim­bolismo numerico e in molte di esse il 7 è considerato numero sacro, unico e immobile. Secondo la scuola pitagorica il 7 è “amitor” (senza madre) in quanto non è un prodotto fattoriale ed è generato solo dall'unità. E’ simbolo di perfezione in quanto risultato della somma del 3 (lo spirito, il maschile) e del 4 (la materia, il femminile), che esprimono due forme perfette: il triangolo equilatero ed i quadrato. Essi sono anche i numeri basilari della Piramide (la base quadrata, i quattro lati triangolari). Per tale ragione, in epoca antica, il sette veniva rappresentato come un quadrato sormontato da un triangolo. 

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Il sonno e i sogni


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A) IL SONNO

Si usa dire "sonno della Coscienza" per definire la condizione dei primi due stati dì Coscienza (Eikasia e Pistis, vedi argomenti precedenti) in cui esiste solo meccanicità, imitazione e cieca credulità. E' questo un tipo di sonno che prende l'uomo comune e corrente sia di giorno che di notte. Da questo tipo dì sonno ci si deve liberare. Bisogna imparare a vivere "da svegli", cioè ad essere pronti alle novità, ai segnali e ai messaggi che in ogni momento giungono a noi e dei quali spesso nemmeno ci accorgiamo. Questo è il significato dell'ammonimento di Gesù agli apostoli nell'orto degli ulivi: "Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione" (Mt, 26,40). La vera nuova vita di S. Pietro, che fino a quel momento non aveva capito nulla della predicazione del suo Maestro, inizia con il canto di un gallo.

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Il "Big Bang" nei miti egizi nella creazione

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Fra i miti egizi della creazione, ha suscitato in me notevole interesse quello "elaborato" a Ermopoli. La città si chiama oggi El-Aschmuneim, in egiziano antico Khmun, il numero otto, che corrisponde alle divinità dell'Ogdoade la cui esistenza precedette quella di Ra. Nell'antichità, essa fu il centro del culto di Thot, il dio della saggezza protettore degli scribi, Ermes per i Greci: da qui il toponimo. In età greco-romana, Thot era adorato come Ermete Trismegisto, cioè tre volte grande, cui si attribuiva il cosiddetto Corpo Ermetico, cioè un insieme di scritti di oscura interpretazione e di carattere mistico. Il mito ermopolita, si discosta non di molto da quello eliopolita, anche se per particolari inquietanti. La materia primordiale vi è descritta con precisione quasi scientifica ed è popolata da otto creature divine, rane e serpenti, che nuotano nelle sue acque. Sono Nun e Naunet, le acque primigenie, Heh e Hanhet, divinità dello spazio infinito, Kek e Hehet, l'oscurità, Amon e Amaunet, dei dell'ignoto: quattro coppie unite in un gruppo di otto, per gli Egizi la totalità perfetta, l'Ogdoade. Sono "i padri e le madri che vennero in essere all'inizio, che fecero nascere il Sole e che crearono Atum"; esse, a un certo punto, si fusero a formare un grande uovo, da cui sarebbe uscito il creatore. Secondo altri, le loro forze unite avrebbero dato vita a un'esplosione di energia, tale da creare dal nulla la terra. Il richiamo alla teoria del Big Bang ci sembra più che giustificato, sebbene non ci permettiamo una libertà tale da cucire addosso alla nostra ipotesi i panni di una teoria scientifica. Ad ogni modo, se gli egizi avessero voluto toglierci ogni dubbio sul fatto che avessero elaborato una teoria scientifico-religiosa (ricordiamo che all'epoca tutte le scienze erano sacre)simile al nostro Big Bang, il mito avrebbe recitato più o meno così:

 

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Il libro dei morti

 

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Il libro dei Morti è una raccolta di testi funerari di epoche diverse, contenente formule magiche, inni e
preghiere che guidavano e proteggevano l'anima (Ka) nel suo viaggio attraverso la regione dei morti.

Secondo la tradizione, la conoscenza di questi testi permetteva all'anima di scacciare i demoni che le ostacolavano il cammino e di superare le prove poste dai 42 giudici del tribunale di Osiride dio dell'aldilà.
I primi testi funerari a noi noti furono incisi in geroglifici sulle pareti interne delle piramidi  dei re della V e VI dinastia del Regno Antico, e presero il nome di "testi delle piramidi".
Nel primo periodo intermedio e nel Medio Regno fu d'uso farsi dipingere questi testi sui sarcofagi, pratica da cui deriva il nome di "testi dei sarcofagi".
Nella XVIII dinastia essi vennero scritti su papiri, molti dei quali lunghi da 15 a 30 metri e con illustrazioni a colori, posti nei sarcofagi.
Questa vasta raccolta di testi funerari ci è pervenuta in tre differenti versioni: l'eliopolitana, compilata dai sacerdoti del Collegio di Anu e contenente testi in uso tra la V e la XII dinastia; la versione tebana, in uso dalla XVIII alla XXII dinastia, e la versione saita, in uso a partire dalla XXVI dinastia, intorno al 600 a.C., sino alla fine delle dinastie , nel 31 a.C.
Il titolo di "Libro dei Morti" è fuorviante; i testi non formano un'opera unitaria e non appartengono a un unico periodo; gli egittologi solitamente intitolano così le ultime due versioni.

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