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Attenzione alle otturazioni in mercurio!

Gli scienziati arruolati dalla EU ammettono per la prima volta l'avvelenamento causato dall'amalgama dentale, ma solo quando viene disperso nell'ambiente. E quando è in bocca?

In certe occasioni l’Unione europea fa bene a non suonare l’Inno alla gioia. Forse per non suscitare facili ironie è passato sotto silenzio il parere degli esperti dello Scher (Comitato sulla salute e i rischi ambientali) secondo i quali l’amalgama usato per otturare i denti sarebbe tossico ma – equi sta il punto –prima e dopo e non quando alberga nelle nostre bocche.

La notizia è del 14 marzo scorso. È comunque vero che per la primavolta non si esclude l’esistenza di un avvelenamento “secondario”, ossia causato dallo sversamento nell’ambiente dal mercurio degli amalgami quando diventa rifiuto, in particolare nelle acque e quindi nel pesce, tossicità che deriverebbe dalla trasformazione nel più tossico metilmercurio. Però i cosiddetti esperti si guardano bene dall’affermare che se il materiale avvelena l’ambiente potrebbe verosimilmente inquinare anche gli organismi che lo trasportano per anni, in bocca. Evidentemente non erano visionari e allarmisti quei medici, odontoiatri e tossicologi che soltanto quindici anni fa furono “processati” per eresia dai loro ordini professionali (quando non dai veri e propri tribunali).

 L'aspetto più interessante è che gli esperti della Eu giungono a tale conclusione sessant’anni dopo il disastro di Minamata, la città del Giappone che ha dato il nome alla sindrome neurologica da avvelenamento da mercurio che colpì gli abitanti del luogo. In migliaia cominciarono gradualmente a soffrire di progressiva perdita del coordinamento muscolare, dell’udito, dell’indebolimento del campo visivo, di paresi. In molti morirono.

Dopo dodici anni di latitanza del governo nipponico venne alla luce la causa della tragedia: il mercurio smaltito direttamente in mare dall’industria chimica Chisso Corporation che contaminò i molluschi e i pesci di cui si nutriva la popolazione locale. Anche le donne incinte, le quali inconsapevolmente danneggiarono il sistema nervoso dei loro figli durante la gestazione, a dimostrazione del fatto che la sostanza tossica si trasmette al feto. Davanti alla drammatica dimostrazione che il mercurio è un veleno per l’ambiente e colpisce soprattutto il cervello se entra nella catena alimentare, le autorità sanitarie mondiali ed europee hanno girato la testa dall’altra parte autorizzando senza alcuna limitazione l’impiego del mercurio a scopo odontoiatrico. Anche nelle donne incinte e nei bambini.

Bastava applicare il principio di precauzione almeno per i soggetti più deboli, soluzione per altro contenuta nel parere di un gruppo di esperti interpellati dal nostro ministro della salute Sirchia nel 1998 a seguito della prima puntata di Report “Il dente avvelenato”, che scatenò un acceso dibattito. Nel 2000 il ministro propose un decreto che parlava di cautela per alcune categorie di persone ma non lo vietò, neppure per i bambini. Quel decreto introdusse l’obbligo di usare gli amalgami dentali preparati sotto forma di capsule predosate. A tutela dei dentisti che manipolando l’amalgama erano i più esposti ai vapori di mercurio.

Una delle tante e costose agenzie delle Nazioni Unite, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), dopo quattro anni di negoziati ha raggiunto un accordo sul testo del Trattato della Convenzione di Minamata. Novantadue Paesi, tra i quali l’Italia, auspicano “controlli e riduzioni su tutta una gamma di prodotti, processi e industrie in cui viene utilizzato, rilasciato o emesso mercurio”. Inclusa anche l’amalgama, ma (ancora una volta) “soltanto” perché inquina l’ambiente.

Il video dell’Unep (che alleghiamo) annuncia che è “tempo per agire” verso la messa al bando del mercurio. Con enfasi mostra l’immagine simbolo di un bambino nato malformato a Minamata negli anni Cinquanta. Ricorda come si utilizza e come si disperde nell’ambiente il mercurio, ma evita ogni riferimento all’amalgama, che è tra le fonti principali. Un meccanismo di rimozione che, come nella nevrosi, deve evitare l’affioramento a livello conscio di spiacevoli verità.

Anche quella di mettere in una posizione imbarazzante un’altra agenzia delle Nazioni Unite, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che sul materiale per otturazione più diffuso nelle bocche della popolazione mondiale non ha voluto vederci molto chiaro. Una svista che senza dubbio è casuale, tanto quanto i vantaggi che ciò ha comportato per i colossi industriali tedeschi e americani che da decenni producono l’amalgama.

D’altro canto anche l’Unione europea davanti al parere degli esperti che risale a tre mesi fa, non ha ancora deciso la data per la messa al bando. Le autorità sanitarie mondiali, così come le italiane, hanno costretto i produttori a una sola cosa: inserire nei foglietti illustrativi dell’amalgama l’avvertenza che si tratta di un presidio medico che quando smaltito nelle acque reflue diventa “rifiuto tossico-nocivo”. Quando si trova dentro i denti invece è inerte, pur essendo composto per almeno il 50 per cento da mercurio.

L’argomento di difesa dei produttori è che il mercurio non uscirebbe dall’otturazione una volta applicato. Invece il rilascio del mercurio è costante per corrosione e può evaporare all’interno del cavo orale anche semplicemente a contatto con bevande calde. L’unica mossa che tutti temono è che qualche autorità scientifica indaghi sul nesso tra mercurio dell’amalgama e alcune patologie. Milioni di persone potrebbero agire con una richiesta di risarcimento danni mettendo in ginocchio i governi, mutue private e servizi sanitari pubblici che sono stati al fianco delle aziende produttrici, le prime a dovere pagare i danni in caso di sconfitta. Probabile quindi che quel nesso non si trovi mai.

Anche perché hanno avuto a disposizione sessant’anni per farlo, dopo l’accidentale sperimentazione su
migliaia di cavie umane di Minamata, che avrebbe dovuto far capire che era raccomandabile tenere il mercurio a una certa distanza dal nostro corpo. L’amalgama scomparirà dal mercato quando e se lo decideranno le aziende. Magari quando avranno rimpiazzato integralmente l’amalgama con i nuovi materiali in composito che gradualmente stanno sostituendo le otturazioni.

Le autorità sanitarie non obbligano i dentisti a rimuovere le otturazioni con i sistemi protetti che ridurrebbero le esalazioni di mercurio durante la fresatura (la polverizzazione con il trapano, che non andrebbe fatta se si volesse seguire il principio di precauzione). In compenso li obbligano a smaltire quell’otturazione come rifiuto tossico. Soltanto tre mesi fa ci è stato rivelato dagli esperti europei che quando quel rifiuto finisce nell’ambiente e nella catena alimentare potrebbe avvelenarci. Piano piano stiamo fuggendo da Minamata. Sayonara.

fonte: http://www.corriere.it/

 

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