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Streptococco: il nemico numero 1 della gola!

Con la resistenza agli antibiotici, aumentano i casi. Il batterio aggredisce i bimbi dai tre anni in su, ma anche ragazzi e adulti. La trasmissione avviene attraverso le goccioline di saliva veicolate da colpi di tosse o starnuti. Quali sono le complicazioni più gravi. Ha rovinato anche i colori degli affreschi della Villa dei Misteri di Pompei

ROMA - Un persistente dolore all'anca, sangue nelle urine, endocardite, artrite in bambini di 4-5 anni. Sono le complicanze, per fortuna rarissime, che può causare l’infezione dello streptococco, un batterio che più spesso colpisce i bambini dai tre anni in su, fino alla fine dell’adolescenza.
Anche a causa dell'aumento dei fenomeni di antibiotico resistenza, lo streptococco è stato negli ultimi mesi uno dei più sgraditi 'ospiti' rilevati da pediatri e medici generici nell'organismo di giovani italiani malati. Ma è stato trovato persino negli affreschi della Villa dei Misteri di Pompei, dei quali minaccia di intaccare i colori. 

Una famiglia numerosa. Lo streptococco è il rappresentante di una larga famiglia di batteri di cui il più importante è il Beta emolitico di gruppo A, responsabile di una delle patologie più frequenti in età pediatrica, cioè la faringo-tonsillite acuta. "Non tutte le faringiti sono causate da streptococco - spiega Susanna Esposito, presidente della Società italiana di infettivologia pediatrica (Sitip) - , anzi, il 70% delle faringiti in età pediatrica è causata da virus e di solito si risolve in pochi giorni senza necessità di trattamento. Le forme batteriche, principalmente causate da streptococco beta emolitico di gruppo A, rappresentano il 30% delle forme in età pediatrica". 

Oltre alla faringo-tonsillite, tra le altre infezioni più comuni che provoca questo batterio ci sono quelle delle prime vie aeree: cioè il rinofaringe, con le tonsille e le adenoidi, la gola ma anche le altre cavità associate, cioè i seni paranasali e l'orecchio.

Fa parte della famiglia anche lo streptococcus pneumoniae, un batterio molto diffuso che si ritrova comunemente nel tratto respiratorio superiore di bambini e adulti sani e che è il microrganismo responsabile più frequentemente dell'otite media acuta del bambino.
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"L'infezione pneumococcica è soprattutto la prima causa di meningite batterica e di polmonite batterica contratta in comunità: si stima sia coinvolto nei 2/3 dei casi di infezione" spiega Massimo Andreoni, presidente della Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit). Infine, ci sono lo streptococco fecium e fecalis cioè l’enterococco, che popolano abitualmente l’intestino umano. 

Come avviene il contagio. 
La trasmissione avviene per passaggio del batterio da un organismo all’altro attraverso l’aria. "Sono le goccioline di saliva a provocare il contagio, in genere per uno starnuto, un colpo di tosse, una risata", spiega la pediatra. I batteri possono diffondersi anche toccando oggetti che sono stati toccati da una persona come maniglie delle porte, oggetti del bagno o utensili da cucina. Il pericolo maggiore di contagio si ha quando il paziente è all’apice della sintomatologia, ma il batterio può essere contagioso fino a 21 giorni dalla comparsa se non curato. Il periodo di incubazione è di 2-4 giorni.

Non solo bambini. Nella numerosa famiglia degli streptococchi, c’è il beta emolitico di gruppo B che in condizioni normali è presente nel cavo orale ed anche nell’intestino dell’uomo e degli animali. Ma questo patogeno può diventare un nemico dell’organismo. E' il caso dello streptococco agalactiae nell'uomo che può provocare diverse infezioni tra cui le più gravi sono quelle che coinvolgono i neonati e che possono addirittura provocare mortalità fetale, neonatale e materna.

I sintomi. Mal di gola, arrossamento faringeo, febbre, cefalea, ingrossamento dei linfonodi e, specie nei bambini, anche vomito, anoressia e dolori addominali. Sono questi i sintomi principali di un'infezione da Streptococco Beta emolitico di gruppo A. Secondo la Mayo Clinic, i pazienti (anche adulti) con il batterio dello streptococco possono avere anche difficoltà a deglutire, con puntini rossi alla base della bocca. "Lo streptococco agalactiae può colonizzare l’uretra dell’uomo ed anche la mucosa genitale della donna. Attraverso il rapporto sessuale avviene poi il contagio da donna a uomo, ma la trasmissione più preoccupante è quella che avviene tra madre e nascituro durante la fase del travaglio, poiché il suo sistema immunitario è ancora debole e per questo non è in grado di difendersi dall’aggressione del patogeno", spiega Andreoni. Le tipiche infezioni scatenate dallo Streptococco agalactiae nell’uomo sono polmonite, meningite, batteriemia, sepsi, mentre nei neonati può addirittura provocare danni cerebrali gravi ed in alcuni casi causare anche la morte. Inoltre, questo patogeno può diventare opportunista nei soggetti che hanno un sistema immunitario profondamente debilitato come gli anziani, i pazienti immunodepressi e i soggetti che hanno il diabete o la cirrosi. Anche lo Streptococco beta emolitico di gruppo A può essere molto temibile per gli adulti. "Pur essendo un germe molto comune che si trova nel cavo orofaringeo anche senza causare patologie” avverte Andreoni "può causare complicanze serie specie negli anziani che subiscono interventi di protesi d’anca o odontoiatrici che possono rappresentare un veicolo di infezione". 

Come si diagnostica. "Per capire se è in atto un’infezione da Streptococco si effettua un esame colturale su materiale del rinofaringe prelevato mediante un tampone sterile; il risultato è disponibile in qualche giorno - dice la professoressa Esposito - , ma oggi ci sono anche dei test rapidi che in pochi minuti sono in grado di identificare la presenza del germe nel tampone e che possono essere eseguiti anche dal pediatra". Il risultato viene considerato attendibile al 99%. Oltre al test rapido è consigliato l'antibiogramma - che richiede tempi più lunghi - per verificare a posteriori la giustezza dell'antibiotico utilizzato in caso di risultato positivo del test rapido.

Come si cura. Le Linee guida inglesi non prevedono mai il trattamento antibiotico perché le complicanze sono talmente rare che non si ritiene opportuno intervenire. "Le Linee guida italiane, invece, prevedono la prescrizione da parte del pediatra o del medico di base di una terapia antibiotica per 10 giorni", spiega Esposito. "L'amoxicillina è il farmaco di prima scelta ma si possono somministrare anche le cefalosporine di seconda generazione per 5 giorni".

Circa 24 ore dopo la prima somministrazione, la febbre tende a scendere e il paziente non è più infetto, nei 2 o 3 giorni successivi lentamente spariscono anche gli altri sintomi. L’infezione, però, non lascia immunità permanente: è possibile ammalarsi più di una volta. Più problematico è il trattamento delle infezioni dello Streptococco pneumoniae che è diventato resistente agli antibiotici. "Negli ultimi anni sono stati sviluppati nuovi antibiotici, tra cui daptomicina e linezolid, che hanno sviluppato la capacità di aggredire germi gram positivi, tra cui il Pneumoniae, e che riescono anche a superare il bio-film, cioè quella sorta di patina che si forma nel punto dell’infezione e che i vecchi antibiotici non riuscivano a penetrare", spiega il presidente della Simit. 

Il problema della resistenza. Uno dei problemi più gravi che preoccupa la comunità scientifica è propio quello della resistenza agli antibiotici sviluppata da alcuni di questi patogeni. "Lo Streptococco Pneumoniae viene tenuto sotto controllo non tanto perché circola più frequentemente, ma perché sta diventando resistente anche agli antibiotici di ultima generazione", spiega il professor Andreoni. "Tra l’altro questo è l’unico streptococco per cui esiste anche una vaccinazione che è indicata per soggetti affetti da bronchite cronica e immunodepressi".  Anche l’enterococco sta diventando molto resistente persino agli antibiotici di terzo livello come i carbapenemi.  

Le complicanze. "Sono rarissime, ma abbastanza serie. Possono verificarsi ascessi perintosillari o retro-faringei, più raramente ascessi cerebrali o meningite", dice Esposito. "Ma uno dei timori maggiori è la possibilità  di insorgenza a distanza di tre settimane della febbre reumatica che può provocare cardite (infezione delle valvole cardiache) o la glomerulonefrite acuta, cioè sangue nelle urine, o anche un’artrite reattiva che, però, non lascia esiti permanenti". Il ceppo streptococco piogene può provocare anche la scarlattina che è l’unica fra le malattie esantematiche ad essere provocata da un batterio. "La scarlattina si può prendere tre volte nella vita, ma a parte il rush cutaneo non dà complicanze particolari", tranquillizza Esposito.

Particolare attenzione bisogna riservare ai pazienti anziani e immunodepressi. "Sono quelli che rischiano le complicanze più gravi - avverte Andreoni - con possibili localizzazioni delle infezioni a livello articolare, cardiaco o renale".

Fonte: http://www.repubblica.it/ articolo di Irma D'aria

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