"La SAPIENZA nella vita dell'uomo è guida all'IMMORTALITA' per chi la segue....perchè la SAPIENZA si rivela mediante gli stessi Elementi Naturali..."

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Il sonno e i sogni


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A) IL SONNO

Si usa dire "sonno della Coscienza" per definire la condizione dei primi due stati dì Coscienza (Eikasia e Pistis, vedi argomenti precedenti) in cui esiste solo meccanicità, imitazione e cieca credulità. E' questo un tipo di sonno che prende l'uomo comune e corrente sia di giorno che di notte. Da questo tipo dì sonno ci si deve liberare. Bisogna imparare a vivere "da svegli", cioè ad essere pronti alle novità, ai segnali e ai messaggi che in ogni momento giungono a noi e dei quali spesso nemmeno ci accorgiamo. Questo è il significato dell'ammonimento di Gesù agli apostoli nell'orto degli ulivi: "Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione" (Mt, 26,40). La vera nuova vita di S. Pietro, che fino a quel momento non aveva capito nulla della predicazione del suo Maestro, inizia con il canto di un gallo.

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Il "Big Bang" nei miti egizi nella creazione

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Fra i miti egizi della creazione, ha suscitato in me notevole interesse quello "elaborato" a Ermopoli. La città si chiama oggi El-Aschmuneim, in egiziano antico Khmun, il numero otto, che corrisponde alle divinità dell'Ogdoade la cui esistenza precedette quella di Ra. Nell'antichità, essa fu il centro del culto di Thot, il dio della saggezza protettore degli scribi, Ermes per i Greci: da qui il toponimo. In età greco-romana, Thot era adorato come Ermete Trismegisto, cioè tre volte grande, cui si attribuiva il cosiddetto Corpo Ermetico, cioè un insieme di scritti di oscura interpretazione e di carattere mistico. Il mito ermopolita, si discosta non di molto da quello eliopolita, anche se per particolari inquietanti. La materia primordiale vi è descritta con precisione quasi scientifica ed è popolata da otto creature divine, rane e serpenti, che nuotano nelle sue acque. Sono Nun e Naunet, le acque primigenie, Heh e Hanhet, divinità dello spazio infinito, Kek e Hehet, l'oscurità, Amon e Amaunet, dei dell'ignoto: quattro coppie unite in un gruppo di otto, per gli Egizi la totalità perfetta, l'Ogdoade. Sono "i padri e le madri che vennero in essere all'inizio, che fecero nascere il Sole e che crearono Atum"; esse, a un certo punto, si fusero a formare un grande uovo, da cui sarebbe uscito il creatore. Secondo altri, le loro forze unite avrebbero dato vita a un'esplosione di energia, tale da creare dal nulla la terra. Il richiamo alla teoria del Big Bang ci sembra più che giustificato, sebbene non ci permettiamo una libertà tale da cucire addosso alla nostra ipotesi i panni di una teoria scientifica. Ad ogni modo, se gli egizi avessero voluto toglierci ogni dubbio sul fatto che avessero elaborato una teoria scientifico-religiosa (ricordiamo che all'epoca tutte le scienze erano sacre)simile al nostro Big Bang, il mito avrebbe recitato più o meno così:

 

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Il libro dei morti

 

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Il libro dei Morti è una raccolta di testi funerari di epoche diverse, contenente formule magiche, inni e
preghiere che guidavano e proteggevano l'anima (Ka) nel suo viaggio attraverso la regione dei morti.

Secondo la tradizione, la conoscenza di questi testi permetteva all'anima di scacciare i demoni che le ostacolavano il cammino e di superare le prove poste dai 42 giudici del tribunale di Osiride dio dell'aldilà.
I primi testi funerari a noi noti furono incisi in geroglifici sulle pareti interne delle piramidi  dei re della V e VI dinastia del Regno Antico, e presero il nome di "testi delle piramidi".
Nel primo periodo intermedio e nel Medio Regno fu d'uso farsi dipingere questi testi sui sarcofagi, pratica da cui deriva il nome di "testi dei sarcofagi".
Nella XVIII dinastia essi vennero scritti su papiri, molti dei quali lunghi da 15 a 30 metri e con illustrazioni a colori, posti nei sarcofagi.
Questa vasta raccolta di testi funerari ci è pervenuta in tre differenti versioni: l'eliopolitana, compilata dai sacerdoti del Collegio di Anu e contenente testi in uso tra la V e la XII dinastia; la versione tebana, in uso dalla XVIII alla XXII dinastia, e la versione saita, in uso a partire dalla XXVI dinastia, intorno al 600 a.C., sino alla fine delle dinastie , nel 31 a.C.
Il titolo di "Libro dei Morti" è fuorviante; i testi non formano un'opera unitaria e non appartengono a un unico periodo; gli egittologi solitamente intitolano così le ultime due versioni.

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Geometria e creazione: l'uomo come misura del creato

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Autore: Cosimo Orlando

Tra geometria e creazione quale legame si può intrecciare?

Frasi mitiche quali "All'inizio fu il verbo"  oppure assiomi  incomprensibili come "La geometria è musica congelata" (Goethe) o meglio, ancor prima, "La geometria è musica solidificata" (Pitagora), all'apparenza non si potrebbero collegare. Il paragone rimane quasi un paradosso dati i differenti connotati di tali messaggi. Se fra tutto il creato l' uomo risulta essere la creazione sublime meglio riuscita alle fattezze Divine ( visto che fu creato a immagine e somiglianza) che ruolo gioca la Geometria nella creazione, o forse potrebbe essere che sia proprio l' uomo l'anello di congiunzione?
Il Microcosmo uomo è il riflesso del Macrocosmo Universo esprimeva Ermetetrismegisto, questa frase lascia presagire qualcosa, ma in realtà siamo ancora e sempre anni luce dal comprendere quale può essere il vero strumento con il quale Dio creò il tutto.
E' molto affascinante sapere che molti fra i grandi uomini del passato hanno intrapreso questo cammino di ricerca verso il pensiero primordiale,  l'Essenza, attraverso la quale tutto si può collegare, tutto si può ricongiungere in un sincretismo idealista, dettato dall'unica esigenza di scoperta delle grandi verità che tanto affliggono l'uomo nella sua disperata ricerca della propria ed autentica realtà.

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Cartografia antica

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Sopra un portolano del XVI secolo. In basso si può notare un particolare della costa antartica (scoperta solo nel 1818) e dello stretto di Magellano

1492: siamo su una caravella veleggiante nell’Atlantico; nella cabina del comandante un uomo, dai tratti austeri e decisi, studia per l’ennesima volta le carte in suo possesso. Quest’uomo è Cristoforo Colombo e tra pochi giorni passerà alla storia come lo scopritore del continente americano. Sa che i suoi uomini incominciano ad essere esasperati per questa continua navigazione in un oceano che sembra senza fine, ma dalle carte in suo possesso, in parte ereditate dal suocero, sembra che la fine di quel viaggio sia al termine. Egli è fin troppo sicuro che quelle carte, così anacronistiche per l’epoca, indicanti luoghi e terre mai visti prima di allora (o almeno così si supponeva), non siano menzognere e per infondersi coraggio rilegge la lettera del suo amico Toscanelli, cartografo del tempo, (il quale aveva sottoposto, prima di Colombo, lo stesso progetto al Re di Portogallo) il quale lo consigliava, nel suo viaggio, di far sosta nelle grandi isole che egli chiamava Antilia, dimostrando così di crederci fermamente.

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