"La SAPIENZA nella vita dell'uomo è guida all'IMMORTALITA' per chi la segue....perchè la SAPIENZA si rivela mediante gli stessi Elementi Naturali..."

Corpus hermeticum

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Le radici del pensiero esoterico e della Tradizione antica si dipartono da una remota fonte sapienziale appartenente al misterioso universo dell’Ermetismo Operativo. L’insegnamento attivo-pratico che sottende alla scienza sacra e divina si perde nella notte dei tempi. Allo scopo di comprendere a fondo la struttura di base che presiede alla Filosofia Ermetica, è necessario risalire alle origini di tale dottrina occulta dalle valenze simboliche e operative. Tra i documenti maggiormente salienti dobbiamo annoverare il celebre Corpus Hermeticum, una raccolta di scritti filosofico-religiosi riconducibili all’epoca tardo-ellenistica e attribuiti a Ermete Trismegisto, il Tre volte Grande. Questa figura, identificabile anche con il Mercurio dei latini, è in perfetta osmosi con il dio egizio Thoth, il Dio che dispensa agli uomini la scrittura. Le caratteristiche principali dei testi menzionati riassumono in sé una dottrina esoterica dai contorni misterici, nella quale si manifesta una divina rivelazione dispensata agli umani dallo stesso Ermete, non attraverso una dimostrazione di ordine razionale o per mezzo di deduzioni logiche, bensì mediante una sorta di Iniziazione Misterica, come da poco spiegato.


Il livello notevolmente elevato di questi scritti, dalla matrice spirituale, morale e segreta, assunsero notevole importanza durante il Medioevo e nel corso del Rinascimento, tanto che Ermete Trismegisto venne considerato un profeta pagano del Cristo. Fra gli insegnamenti più significativi inerenti al Corpus Hermeticum rinveniamo il Pimandroe l’Asclepio, pervenutoci in versione latina dall’originale greco conosciuto come Lògos tèleios o Discorso perfetto.Da questo punto di vista è giusto segnalare alcuni frammenti di notevole valore documentale relativi ai ventidue estratti di Stobeo, tra questi la Kore Kosmouo Pupilla del cosmo. Non meno importanti i tre testi ermetici in copto, appartenenti alla biblioteca gnostica ed ermetica di Nag Hammadi (alto Egitto) portati alla luce nel 1945. Uno dei trattati riveste particolare risonanza. Stiamo parlando dell’Ogdoade e dell’Enneade, nel quale viene descritto il bacio sacramentale che il mistagogo porge al discepolo, atto dalle profonde connotazioni ermetiche che allude al viatico iniziatico e alla conseguente trasmissione del Sapere. Non è casuale il fatto che all’interno della Cabala si parli di una trasmissione orale che viene tramandata da boccaa orecchio,a sottolineare che la boccaè lo strumento elettivo da cui viene partorito il Verbo segreto.Nello Stobeoè scritto: “E,  tra gli esseri, non ce  n’è uno vuoto del Logos dell’esistenza. L’essere non potrebbe essere essere, se non fosse pieno dell’esistenza. Infatti, quello che è esistente non può mai divenire vuoto. Non sono dunque vuote alcune cose, o Trismegisto, come Nessuno degli esseri è vuoto, soltanto il non essere è vuoto, estraneo all’esistenza”. In queste parole è contenuto quel concetto trascendente in cui si ravvisa la presenza di uno Spirito Immanente,che permea ogni cosa: esseri umani, animali, pietre, fiumi, rocce e tutto quanto sia espressione del suo afflato. E’ in  questa direzione che si palesa il senso riposto dell’aforisma greco “Pan En To Pan” (Il Tutto nel Tutto). Nella Filosofia Ermetical’essenza di tale forza spirituale coincide con l’Ermeteinterno, l’ente occulto e geniale il quale, una volta ridestato, fa udire la sua voce e conferisce l’ispirazione ermetica o lampo genialeche consente di pervenire alla realizzazione interiore. Quest’ente occulto o Mercurio creativo, autentica, matrice immaginativa, istruisce l’uomo fisico facendo insorgere l’Uomo Storico.

L’occulto Thoth: il Germe del Sapere

 L’egizio Thoth,identificato dai Greci con il loro Ermete, al quale avevano dato l’appellativo di tre volte grande,secondo la tradizione era scrivano degli dèi, nonché divinità della sapienza. Sotto questo profilo veniva considerato autore di libri religiosi ed ermetici. Nel momento in cui le credenze dell’Egitto, la nera Alkemi, subirono l’influsso della cultura greca, Thoth conservò il suo ruolo originario e una nuova vena letteraria in lingua greca si sviluppò sotto il suo nome. I documenti più antichi a noi noti di questa letteratura risalgono al II secolo a.C. e trattano di dottrine astrologiche. L’Astrologia, che da sempre costituiva uno dei principali oggetti di studio del clero egiziano, incontrò un rinnovato interesse e divenne importantissima nell’ambito degli studi celesti che i Magi caldei avevano tratto dai testi greci combinandoli con le loro conoscenze. L’unione del sapere caldeo con la lingua greca assunse valore universale, eternando l’essenza stessa delle dottrine celesti. Gran parte di tali scritti attribuiti ad Ermete, ma anche al re Nechepso e al profeta Petosiride, sopravvive ancora oggi attraverso rimaneggiamenti tardivi. In essi si respira l’atmosfera della vita, scandita internamente e nei pressi dei templi egizi, centri di attività economica e sedi della sapienza religo-ermetica. Le opere di astrologia di cui abbiamo accennato racchiudevano in sé diverse osservazioni di carattere riservato frammiste a nozioni scientifiche, tuttavia si diceva che fondassero la loro origine su una rivelazione e non sulla comune osservazione. Per questa ragione si presentavano come una scienza occulta e secretata. Altre scienze di ordine occultato, in particolare quelle connesse con le proprietà segrete delle piante delle pietre, similmente a quelle menzionate, trovavano espressione sottoforma di scritti ermetici. I testi in questione si presentavano come rivelazioni, non come scoperte. Ciò presupponeva un contatto intimo con l’essenza divina, fonte suprema di ogni comunicazione. Colui o coloro che possedevano le suddette rivelazioni si trovavano in una sorta di posizione privilegiata nei confronti del mondo. La matrice della letteratura ermetica era egiziana ed ebbe numerose ramificazioni che permisero di estendere lontano il raggio della sua influenza. I testi di cui ci stiamo occupando rientrano nel quadro di una particolare applicazione legata all’ermeneutica, l’arte di interpretare documenti e testi antichi, e i simboli in essi celati (dal greco hermeneutikòs). L’antica sapienza dei templi aveva incluso nel suo programma, per così dire, non solo l’astronomia e le scienze matematiche, ma anche un lavoro di elaborazione e archiviazione dei miti e delle speculazioni cosmogoniche. In Egitto, diversamente dalla Grecia, l’aspetto cosmogonico si imperniava sulle  azioni attribuite agli dèi della religione popolare e alla fede nella vita futura, accompagnata da specifiche pratiche associate a queste credenze. Non bisogna dimenticare inoltre, che la Terra d’Egitto aveva prodotto una letteratura indipendente da qualunque contatto diretto con i templi, molto vicina ai libri sapienziali dell’Antico Testamento e agli scritti gnomici e apocrifi correlati ai consigli sulla condotta morale. È interessante notare a riguardo, che nel contesto in questione si parla diffusamente di un Dio unico, rimarcando la visione monoteistica senza per questo opporsi o contrastare la concezione legata al politeismo.

Il Pimandro di Ermete Trismegisto: l’alchimica scintilla

In questo splendido trattato ermetico rinveniamo tutta la freschezza di una discorsività illuminata e di un pensiero operativo che si fonde con la pratica alchimica, qui velata e nascosta. Basta scorrere l’insieme degli argomenti per comprendere che sigillano in sé la dottrina della trasmutazione. Nella prima parte troviamo l’apparizione di Poimandres (Richiesta della rivelazione), segue la rivelazione: Cosmogonia, Antropologia, Escatologia. Nella parte dedicata alla Cosmogonia è possibile leggere: “Primato della Luce (in Alto) ed emergere dell’Oscurità (in Basso). Trasformazione dell’oscurità in materia umida. Apparizione del Logos della Luce. Apparizione degli elementi superiori  (Fuoco e Aria) dalla natura umida”. Nelle fasi appena enunciate è possibile ravvisare alcuni dei processi relativi alla Grande Opera, ben chiari a chi sa vedere e comprendere. Il Logos di cui si parla, a livello alchimico corrisponde alla Potenza creatrice del Suono, elemento fecondante espresso dalla simbologia dell’Androgine o dal connubio Shiva-Shakti. Le due correnti Luni-Solari fanno capo alla forza primordiale dell’uomo insita nella duplice energia Mascolina-femminina. La natura primordiale è in perfetta osmosi con il pensiero-volontà o germe immaginativo-creativo. Gli elementi Fuoco-Aria fanno capo alle complessioni della natura umida o sostanza lunare passiva. In un’altra parte del Pimandro è scritto: “Il Logos lascia la natura umida (Terra e Acqua) e va a raggiungere suo fratello, il Nous Demiurgo. Insieme essi mettono in moto i sette circoli di Fuoco…”. Se analizziamo attentamente questo passo ci renderemo conto a cosa si allude. Naturalmente quanto andiamo ad esporre non lo troverete sui libri, giacché fa capo ad una nostra ricerca pratica che nasce da sperimentazioni riservate ai soli iniziati operativi, praticanti la magia ermetica-alchimica o Isiaca-Osiridea. Il Nous Demiurgo o fratello incarna il Corpo Lunare (gemello astrale), lastra fotografica sensibilissima di natura femminea, Recettore-anima, che registra qualunque impressione presente, passata e futura. Si tratta del Mediatore Plastico, che per mezzo della sua adattabilità può assumere qualunque forma.
I sette circoli di Fuoco non sono altro che i Chacras, che si riattivano mediante un movimento circolare.
La loro costituzione occulta riporta alla mente il Fuoco di Ruota degli alchimisti. I centri radianti dell’essere sottile sottendono allo sviluppo della materia irraggiante-occulta. La rotazione dei Cahcras deve essere talmente rapida da risultare immobile, come la gravitazione dei pianeti. E ancora: “Fecondata dall’Uomo (Adamo Celeste), la natura genera subito sette uomini terrestri, androgini, corrispondenti alle nature dei sette Governatori”. L’Uomo Celeste (natura Solare-Osiridea), dà vita a sette uomini, ossia ai sette Corpi sottili; di questi, quattro sono preponderanti nella conoscenza delle leggi di fisica occulta dell’ermetismo: Corpo Solare o Principio intelligente di vita (Fuoco-Spirito); mercuriale (Aria-Prima umanazione); Lunare (Corpo astrale-Acqua); Saturniano (corpo fisico-Terra).

I sette Governatori, invece, sono i sette pianeti. Procedendo nella lettura del Pimandro ci imbattiamo in un dialogo tra Ermete e la divinità: “Una volta avevo preso a riflettere sugli esseri, e il mio pensiero si era molto elevato, mentre i miei sensi corporei erano rimasti trattenuti come accade a quanti sono gravati dal sonno per eccesso di cibo o per spossatezza fisica, e mi parve di vedere un essere di statura enorme, superiore a qualsiasi misura definibile, il quale mi chiamava per nome  e mi diceva:

“Che cosa vuoi udire e contemplare, apprendere e conoscere per mezzo del pensiero?”. Io domando: “Ma tu chi sei?” – “Io”, risponde, “sono Pimandro, il Nous della sovranità assoluta; io so che cosa vuoi e sono con te dovunque”. Io dico: “Desidero essere istruito sugli esseri e comprendere la loro natura, e conoscere Dio. Come voglio ascoltare ”.

La figura o entità che si presenta ad Ermete è il Genius, Genio interno o Uomo storico che si manifesta quando l’Opera alchimicaè giunta a maturazione. Seguendo il testo troviamo conferma alle nostre asserzioni: “ Mi rispose a sua volta: trattieni con il tuo intelletto tutto quello che desideri apprendere e io ti istruirò”. Detto questo, mutò d’aspetto,  e subito tutto mi si dischiuse  in un istante, e io contemplo una visione illimitata, tutto quanto diviene luce, sereno e lieto: al vedere questo spettacolo, me ne innamorai. Dopo poco tempo, discese una tenebra, sopraggiunta a suo volta, spaventosa e al contempo odiosa, che si diffuse a spirali, come un serpente. Poi la tenebra si trasformò in una certa sostanza umida, turbolenta in modo indicibile, che emetteva fumo, come da fuoco che produceva un certo suono lamentoso, che non si può spiegare. Quindi uscì un suono inarticolato, paragonabile a una voce di fuoco”. L’intera descrizione pone in rilievo tanto il colloquio con il Genius occulto, quanto il risveglio delle energie sessuali e la ascesa della Kundalini, la serpe-femminea-fuoco che dorme ravvolta alla base della colonna vertebrale. La voce geniale è paragonata al Fuoco, o Lampo geniale, che concede la conoscenza e le chiavi dell’autentica realizzazione a chi è in grado di pervenire alla creazione del Lapis Aureo o Alkaest proiettivo. La tenebra, mutatasi in sostanza umida (acqua-Luna-passiva), è legata alla Nigredo alchimica dalla quale si concreta lo stato di Albedo e quello di Rubedo, il Fuoco vivificatore. La forza dell’Eros germinativo è il potere primigenio, capace di trasformare la semplice materia in una sostanza elettiva o semenza di Luce che, assimilata per mezzo di un processo interno, genera la coppellazione dell’Oro Filosofale. Tale operazione, la più importante alchimicamente parlando, partorisce la Luce-Folgore-Fuoco che nel lampo proiettivo crea la forma plasmabile o idea, resa manifesta e materializzata, volta a sostanziare la vera natura ignea. Elemento in cui non si riflette più la luce del Sole. Essa è la Luce, il  Sole, la Forza generatrice che rompe gli argini e supera ogni stato per dare vita allo Stato, condizione divina e divinizzante che sormonta l’umano per penetrare nell’ultraumano, prendendo possesso della essenza-parvenza che sopravvive oltre la materialità. Questo è l’Uomo di Luce che nell’eterno ciclico divenire si rinnova e muta, come le stagioni. E’ immortale e immanente. Il seme che determina la vera mutazione, nella sua luminosità sottile ed eterica è rapportabile al raccolto che deve fruttificare dopo il lungo letargo nella nuda terra. Il Corpus Hermeticum, dunque, custodisce le basi operative di una Scienza segreta, vietata al volgo che non può carpirne l’Arcano. Arcano sublime e misterioso, avvolto nel liquido amniotico della Magna Mater, Nostra Signora della riviviscenza, Sophia d’Amore. È detto nell’Asclepio: “Magnus miraculum est homo animal adorandum atque honorandum” (Asclepius VI).  

Stefano Mayorca

Fonte: Articolo pubblicato sulla rivista “Hera” (Acacia Edizioni, Milano)  

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