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Atlantide - cosa resta? - Le Americhe

 

LE AMERICHE
Passiamo ora ad esaminare un'altra zona misteriosa: il Sudamerica e la Mesoamerica e in particolare la popolazione maya, stanziatasi in Messico.
Il Messico è una zona colma di misteri, infatti la civiltà maya ha molte analogie con quella egizia.
Anche i Maya erano molto evoluti... anche troppo per il periodo in cui vivevano; avevano straordinarie conoscenze astronomiche ed anche loro, come gli egizi, costruivano piramidi.
Tante sono le analogie che si suppone che queste due aree (Africa e Americhe) fossero unite (e dal punto di vista geologico questa ipotesi è quasi completamente avallata) o che derivino da una popolazione comune che abbia dato loro determinate conoscenze.
In Messico, ad esempio, sono state ritrovate sia teste olmeche che figure litee di guerrieri con tratti somatici africani. Alcuni sostengono che le teste olmeche non siano africane ma cinesi.
Oltre alle teste olmeche, nell'area del Messico è stato ritrovato un bassorilievo che raffigura una coppia di elefanti: si tratta della stele B del tempio maya di Copàn (Honduras) del VII secolo d.C. Come facevano i maya a ritrarre degli elefanti se essi erano scomparsi da più di tredicimila anni?
A questo punto dobbiamo ricordare che Platone nel "Crizia" accenna alla presenza di elefanti nel continente Atlantide.
Tra i vari ritrovamenti misteriosi non possiamo non menzionare le sfere di granito, ritrovate nella giungla della Costa Rica occidentale. Si tratta di sfere di varie dimensioni, precise, lisce. La più grande pesa venti tonnellate ed ha un diametro di due metri e mezzo. Non si sa di preciso quale obiettivo avessero queste sfere. L'archeologo statunitense Samuel K. Lothrop notò che esse erano disposte in gruppi di tre come a formare dei triangoli irregolari.
Alcune sfere sono state trovate anche su montagne ed è inspiegabile come siano state portate lì. Sfere identiche ma più piccole sono state rinvenute nell'Isola di Pasqua, altro luogo misterioso di cui parleremo più avanti.
A volte le sfere erano collocate in modo da formare delle linee e il professore Ivar Zapp collegò queste linee alle ley lines. Le ley lines, dette anche linee legge o sentieri del drago sono come le vene delle terra, sono cioè dei canali in cui scorre un'energia molto forte. In queste aree della terra sono collocati siti sacri come Stonehenge, Avebury, Glastonbury e vi si verificano fenomeni come i cerchi nel grano.
Poiché gli abitanti della Costa Rica erano dei navigatori si è congetturato che queste sfere servissero come strumento per la navigazione o che raffigurassero le stelle.
Sia i Maya che gli Egizi avevano un calendario precisissimo, il più preciso era quello dei Maya, che si ferma al 2012. Questo calendario era così preciso perché derivava dalla popolazione atlantidea.
In Messico, a Teotihuacàn esiste un viale chiamato "La via dei morti". Essa si trova a trenta km N-E da Città del Messico e non procede esattamente da nord a sud ma è inclinata a 15,5° rispetto a nord, forse per allinearla con il tramonto delle Pleiadi, costellazione - detta anche "delle sette sorelle" - importante nella mitologia mesoamericana.
David Kelley era uno studioso che si occupò a fondo della popolazione maya e notò che vi erano profonde analogie tra il calendario azteco, maya e indù. Queste analogie presupponevano contatti transpacifici tra queste popolazioni.
Kelley sosteneva che il calendario maya avesse avuto origine a Taxila, città commerciale indù. I Taxiliani erano molto avanzati scientificamente e sapevano che la terra era una sfera.
I Maya non solo conoscevano la precessione degli equinozi (e non avevano telescopi) ma anche Urano e Nettuno, migliaia di anni prima che gli scienziati occidentali li scoprissero.
John Lash ritiene di aver trovato un'antichissima prova di precessione degli equinozi in uno zodiaco inciso sul soffitto del tempio di Hator a Dendera: ciò significa che anche gli Egizi conoscevano la precessione degli equinozi anche se attualmente la si fa risalire verso il 134 a.C., attribuendo questa scoperta all'astronomo greco Ipparco.
Anche i Sumeri erano grandi astronomi. Essi sapevano quanto tempo impiega ciascun pianeta a percorrere la sua orbita, dividevano il giorno in ventiquattro ore, ciascuna di sessanta minuti ed ogni minuto in sessanta secondi.

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