"La SAPIENZA nella vita dell'uomo è guida all'IMMORTALITA' per chi la segue....perchè la SAPIENZA si rivela mediante gli stessi Elementi Naturali..."

Geometria e creazione: l'uomo come misura del creato

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Autore: Cosimo Orlando

Tra geometria e creazione quale legame si può intrecciare?

Frasi mitiche quali "All'inizio fu il verbo"  oppure assiomi  incomprensibili come "La geometria è musica congelata" (Goethe) o meglio, ancor prima, "La geometria è musica solidificata" (Pitagora), all'apparenza non si potrebbero collegare. Il paragone rimane quasi un paradosso dati i differenti connotati di tali messaggi. Se fra tutto il creato l' uomo risulta essere la creazione sublime meglio riuscita alle fattezze Divine ( visto che fu creato a immagine e somiglianza) che ruolo gioca la Geometria nella creazione, o forse potrebbe essere che sia proprio l' uomo l'anello di congiunzione?
Il Microcosmo uomo è il riflesso del Macrocosmo Universo esprimeva Ermetetrismegisto, questa frase lascia presagire qualcosa, ma in realtà siamo ancora e sempre anni luce dal comprendere quale può essere il vero strumento con il quale Dio creò il tutto.
E' molto affascinante sapere che molti fra i grandi uomini del passato hanno intrapreso questo cammino di ricerca verso il pensiero primordiale,  l'Essenza, attraverso la quale tutto si può collegare, tutto si può ricongiungere in un sincretismo idealista, dettato dall'unica esigenza di scoperta delle grandi verità che tanto affliggono l'uomo nella sua disperata ricerca della propria ed autentica realtà.

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La magia del 7

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Il prodigio dei numeri... un argomento che mi ha sempre affascinato. I numeri governano, senza neppure rendercene conto, ogni aspetto della nostra vita... “tutto è un numero” affermavano i Pitagorici! Galileo diceva, inoltre, che l’universo è “scritto con il linguaggio dei numeri”. Il linguaggio dei numeri, infatti, si fa leggere e capire da noi in modo più preciso e non controverso... le osservazioni quantitative della realtà sono più precise, meno soggettive, e quindi più oggettive di quelle qualitative! Uno dei numeri che più mi affascina è il 7... fin dall'antichità, considerato un numero magico e misterioso. Gran parte delle proprietà attribuitegli risalgono all'astrologia babilonese che per prima aveva riconosciuto 7 pianeti ed aveva diviso il mese lunare in cicli di 7 giorni. Il 7 venne quindi considerato sacro proprio perché allora rappresentava il cosmo e la sua perfezione. Tutte le civiltà antiche hanno sviluppato un sim­bolismo numerico e in molte di esse il 7 è considerato numero sacro, unico e immobile. Secondo la scuola pitagorica il 7 è “amitor” (senza madre) in quanto non è un prodotto fattoriale ed è generato solo dall'unità. E’ simbolo di perfezione in quanto risultato della somma del 3 (lo spirito, il maschile) e del 4 (la materia, il femminile), che esprimono due forme perfette: il triangolo equilatero ed i quadrato. Essi sono anche i numeri basilari della Piramide (la base quadrata, i quattro lati triangolari). Per tale ragione, in epoca antica, il sette veniva rappresentato come un quadrato sormontato da un triangolo. 

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Cartografia antica

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Sopra un portolano del XVI secolo. In basso si può notare un particolare della costa antartica (scoperta solo nel 1818) e dello stretto di Magellano

1492: siamo su una caravella veleggiante nell’Atlantico; nella cabina del comandante un uomo, dai tratti austeri e decisi, studia per l’ennesima volta le carte in suo possesso. Quest’uomo è Cristoforo Colombo e tra pochi giorni passerà alla storia come lo scopritore del continente americano. Sa che i suoi uomini incominciano ad essere esasperati per questa continua navigazione in un oceano che sembra senza fine, ma dalle carte in suo possesso, in parte ereditate dal suocero, sembra che la fine di quel viaggio sia al termine. Egli è fin troppo sicuro che quelle carte, così anacronistiche per l’epoca, indicanti luoghi e terre mai visti prima di allora (o almeno così si supponeva), non siano menzognere e per infondersi coraggio rilegge la lettera del suo amico Toscanelli, cartografo del tempo, (il quale aveva sottoposto, prima di Colombo, lo stesso progetto al Re di Portogallo) il quale lo consigliava, nel suo viaggio, di far sosta nelle grandi isole che egli chiamava Antilia, dimostrando così di crederci fermamente.

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Le scienze antiche

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In questa Sezione tratteggeremo l’ipotesi di un’origine della cultura umana alquanto diversa da quella più comunemente diffusa, per richiamare l’attenzione sullo speciale valore delle Scienze Introspettive, intese come il lascito culturale di civiltà estremamente progredite; desideriamo parlare di argomenti più conosciuti e storicamente comprovati, relativi al progresso umano; le discipline per l’indagine interiore sono apparse in aree geografiche distanti dall’attuale Occidente molto prima che in Europa e le popolazioni che le hanno custodite hanno largamente contribuito alla loro preservazione e trasmissione secolare. Se noi volessimo partire per un viaggio affascinante e impegnativo, in località sconosciute e impervie, non ci accontenteremmo di una qualsiasi guida con poca esperienza, ma cercheremmo il meglio, allo scopo di procedere in sicurezza e poter godere delle competenze date dalla certa conoscenza di chi ci conduce. Certamente, per quanto concerne la ricerca introspettiva, l’Occidente vanta meno esperienza dell’Oriente. Alcune aree geografiche hanno visto nascere e svilupparsi conoscenze straordinarie e misteriose. Per indicare queste zone, usiamo genericamente il termine di Oriente (comprendendo anche il Medio Oriente e la parte Nord Est dell’Africa). Anche l’Europa orientale e il Nord Europa hanno testimoniato una grande sapienza, come pure l’intero bacino del Mediterraneo (Italia inclusa), ma solo in epoche successive.

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Il libro dei morti

 

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Il libro dei Morti è una raccolta di testi funerari di epoche diverse, contenente formule magiche, inni e
preghiere che guidavano e proteggevano l'anima (Ka) nel suo viaggio attraverso la regione dei morti.

Secondo la tradizione, la conoscenza di questi testi permetteva all'anima di scacciare i demoni che le ostacolavano il cammino e di superare le prove poste dai 42 giudici del tribunale di Osiride dio dell'aldilà.
I primi testi funerari a noi noti furono incisi in geroglifici sulle pareti interne delle piramidi  dei re della V e VI dinastia del Regno Antico, e presero il nome di "testi delle piramidi".
Nel primo periodo intermedio e nel Medio Regno fu d'uso farsi dipingere questi testi sui sarcofagi, pratica da cui deriva il nome di "testi dei sarcofagi".
Nella XVIII dinastia essi vennero scritti su papiri, molti dei quali lunghi da 15 a 30 metri e con illustrazioni a colori, posti nei sarcofagi.
Questa vasta raccolta di testi funerari ci è pervenuta in tre differenti versioni: l'eliopolitana, compilata dai sacerdoti del Collegio di Anu e contenente testi in uso tra la V e la XII dinastia; la versione tebana, in uso dalla XVIII alla XXII dinastia, e la versione saita, in uso a partire dalla XXVI dinastia, intorno al 600 a.C., sino alla fine delle dinastie , nel 31 a.C.
Il titolo di "Libro dei Morti" è fuorviante; i testi non formano un'opera unitaria e non appartengono a un unico periodo; gli egittologi solitamente intitolano così le ultime due versioni.

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